La Commissaria europea per l’Uguaglianza, Hadja Lahbib, ha risposto, nella conferenza stampa di questo pomeriggio, all’Iniziativa dei Cittadini Europei “Vietare le pratiche di conversione nell’Unione europea“, la tredicesima ICE della storia dell’Unione a raggiungere il milione di firme necessarie per essere esaminata dalle istituzioni comunitarie.

“Le pratiche di conversione si fondano su una menzogna”, ha dichiarato Lahbib davanti alla stampa, “la menzogna che le persone LGBTIQ+ abbiano bisogno di essere aggiustate. Non c’è nulla da aggiustare. Non c’è nulla da curare. Non c’è nessuno da cambiare”. Parole nette, accompagnate dal ricordo di Sarah, una delle vittime delle terapie di conversione incontrata a dicembre a Bruxelles: una storia di vergogna, abusi, isolamento. “Era come un film dell’orrore”, ha ricordato la commissaria citando le parole della donna. “Voleva sparire, pensava al suicidio”.

Un milione di firme, una raccomandazione

L’iniziativa, promossa dalla rete europea Against Conversion Therapy (ACT ), chiede alla Commissione una direttiva vincolante che classifichi le pratiche di conversione tra i reati europei, o in alternativa una modifica alla direttiva sull’uguaglianza del 2008 e alla direttiva sui diritti delle vittime.

La risposta della Commissione, formalizzata oggi, non arriva sotto forma di proposta di direttiva o di decisione, ma come raccomandazione, un atto giuridico non vincolante. La raccomandazione vera e propria sarà adottata formalmente nel 2027, previo un processo di consultazione strutturata attraverso il gruppo di esperti sull’uguaglianza LGBTIQ+ e un nuovo forum con la società civile, la cui prima edizione si terrà entro la fine del 2026 a Bruxelles con focus proprio sulle pratiche di conversione.

Lahbib, rispondendo alla domanda di una giornalista, ha difeso la scelta dell’atto non vincolante con un argomento pragmatico: “Per adottare una normativa vincolante è necessaria l’unanimità. Anziché avviare una discussione molto lunga, abbiamo optato per tale raccomandazione: si tratta di un atto giuridico che riflette la posizione della Commissione. Anziché avviare una lunga discussione, abbiamo deciso di procedere in questo modo”.

Otto Stati membri – Belgio, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Cipro, Malta e Portogallo – hanno già adottato leggi nazionali che vietano le pratiche di conversione. La Commissione intende costruire su queste buone pratiche per chiamare gli altri venti a fare altrettanto, poiché i numeri sono difficili da ignorare.

Secondo l’indagine EU LGBTIQ Survey condotta dall’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) nel 2023, una persona su quattro tra le persone LGBTIQ+ nell’Unione ha dichiarato di essere stata sottoposta a interventi volti a modificare il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere. La percentuale sale al 47% per le donne transgender e al 48% per gli uomini transgender. Il 76% delle vittime ha subito questi interventi senza avervi prestato alcun consenso.

L’Italia, un Paese senza legge

Il quadro italiano, fotografato dal rapporto “Pratiche di Conversione in Italia” pubblicato dalla campagna Meglio a Colori nel settembre 2025, è quello di un paese che affronta il fenomeno in assenza di qualsiasi tutela legislativa specifica.

Secondo i dati FRA relativi all’Italia, il 18% delle persone LGBTQIA+ ha subito almeno un tentativo di conversione nel corso della propria vita, su un campione di 4.959 persone residenti nel paese. Le forme più diffuse includono interventi da parte di familiari (7% del campione), abusi verbali e umiliazioni (10%), nonché interventi di figure religiose e professionisti della salute mentale. Il 30% di chi è stato coinvolto ha dichiarato di aver prestato un qualche forma di consenso, in molti casi sotto pressione o minacce.

“C’è necessità di un intervento normativo europeo chiaro e uniforme per vietare queste terapie di conversione, attività lesive dell’identità, la dignità e dei diritti delle persone LGBTQI+”, ha dichiarato Mario Colamarino, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, tra le organizzazioni promotrici della campagna Meglio a Colori che ha contribuito a raccogliere oltre 60.000 firme italiane validate per l’iniziativa europea di legge popolare. “C’è l’urgenza di protezioni efficaci anche in Italia, la quale si è dimostrata non pronta sulla tematica”.

La campagna Meglio a Colori sta promuovendo un disegno di legge – redatto da Antonio Rotelli con il supporto di Vincenzo Miri della Rete Lenford – che prevede la modifica del codice penale con l’introduzione di un nuovo articolo 603 del codice penale, sanzioni fino a tre anni di reclusione e 15.000 euro di multa per organizzatori e facilitatori, sospensione professionale per i sanitari coinvolti e tutele specifiche per i minorenni. A settembre 2025 anche l’Associazione Italiana di Psicologia ha pubblicato un documento tecnico-scientifico a sostegno del testo, raccomandando che il divieto si applichi indipendentemente dall’età e dal consenso della persona coinvolta.

Lahbib ha chiuso il suo intervento con un messaggio diretto alle vittime: “A ogni persona LGBTIQ+ che ha sofferto sotto queste pratiche: non c’era nulla di sbagliato in voi. Non avevate bisogno di essere corretti. Siete perfetti esattamente come siete. E l’Unione europea è con voi”.

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